Il principale nemico dell'energia atomica non sono gli ambientalisti ma la liberalizzazione dei mercati elettrici. In una realtà concorrenziale, l'incertezza sui costi, sui tempi di costruzione e sulle dinamiche della domanda penalizzano fortemente questa tecnologia. Secondo un recente studio Usa condiviso dall'industria atomica (il Nuclear Power Joint Fact-Finding) l'elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare il doppio (8-11 centesimi di dollaro per kWh) rispetto alla media.
Non a caso la gara per la costruzione di nuove centrali indetta da un nuclearista convinto come Bush è andata deserta fino a quando l'amministrazione non ha introdotto un incentivo di 1,8 centesimi di dollaro al chilowattora, la stessa cifra prevista per l'eolico. Sostenere che il ritorno al nucleare riduce la bolletta è falso, questo lo ammettono anche sostenitori "seri" dell'atomo come Clò. In Europa l'impianto in costruzione in Finlandia è in ritardo di due anni e presenta extracosti per 1,5 miliardi di euro, tanto che la Siemens, fornitrice della tecnologia, nel 2008 ha perso in Borsa un terzo del suo valore. In sostanza, c'è un conflitto insanabile tra l'imperante mercato liberalizzato dell'energia e la rinascita del nucleare".
------------------------------------------------
Competitive? Sarebbe corretto considerare nel costo tutto il ciclo, dalla progettazione allo smaltimento delle scorie e delle centrali. Negli Usa, dove i produttori sono tutti privati, non si mette in cantiere un impianto dalla fine degli anni 70 e oggi, nel mondo, solo la Finlandia sta costruendo un nuovo reattore, che ha già visto decollare i costi del 35%. Inoltre, la Energy Information Administration degli Stati uniti afferma che l'elettricità proveniente da una nuova centrale nucleare è più costosa del 15% rispetto a quella prodotta per il gas naturale e nel computo economico non sono considerati né i costi di smaltimento delle scorie né lo smantellamento dell'impianto alla fine del ciclo vita. Non è un caso che l'Aiea calcola che il contributo dell'atomo al fabbisogno mondiale di energia scenderà dal 15% al 13% entro il 2030.
------------------------------------------------
La produzione di energia elettrica tramite fissione nucleare costa tanto. Anche se i fautori del nucleare mettono l'accento sui bassissimi costi operativi, a questi, vanno però aggiunti gli esorbitanti costi di costruzione, di smantellamento e di gestione delle scorie radioattive. Senza contare gli «altri costi» non quantificabili, come quelli ambientali ed energetici.
Infatti una centrale nucleare difficilmente può entrare in funzione prima di dieci anni, e nel frattempo di energia, invece che produrne, ne consuma. Se il «piano Scajola» andrà in porto, quindi, di benefici per l'Italia, se di benefici si potrà parlare, se ne vedranno a partire dagli anni venti del Duemila. Nel frattempo, si continuerà a subire le bizzarrie del mercato petrolifero, con l'incognita assoluta sul prezzo che avrà l'uranio allora. Una centrale ha anche bisogno, per funzionare, di considerevoli quantitativi d'acqua, e di questi tempi non è cosa da poco. La scelta del luogo di costruzione poi, soprattutto in Italia, pone forti interrogativi, specie in tempi di «arresto per chi protesta». Dubbi anche sul rispetto della democraticità nello smaltimento delle scorie radioattive, in particolare dopo l'imposizione del segreto di stato su tutto ciò che riguarda il nucleare, tra gli ultimi atti del governo Prodi.
Ma anche escludendo questi costi da «esternalità», la situazione non è affatto così rosea per il nucleare, soprattutto dal punto di vista economico. Per costruire un reattore da mille megawatt, secondo un calcolo del Mit (Massachussets Institute of Technology), servivano nel 2003 circa due miliardi di dollari. Greenpeace cita il Doe, ministero per l'energia statunitense, che stima i costi di produzione dell'energia nucleare, con nuovi impianti, in 6,33 centesimi di dollari per ogni chilowatt (kwh). Produrre con il carbone ne costa 5,61, mentre con il gas, che è il metodo più economico, ne costa 5,52. L'eolico, ancora inefficiente, costa più del nucleare: 6,8 centesimi al kwh. A questi costi per la fissione tuttavia, va aggiunto un sussidio governativo di 1,8 centesimi/kwh, innalzando il costo di produzione «reale» a più di 8 centesimi complessivi. Inoltre, va anche sommato il necessario per lo smantellamento, o decommissioning della centrale, cifra difficilmente quantificabile a priori, ma di certo significativa. Il costo oscillerebbe dai 500 milioni ai 2,6 miliardi di dollari per i reattori più sofisticati: praticamente quanto il costo di costruzione di una centrale nuova di zecca.
Insomma, sembra chiarissimo il motivo per cui di centrali nucleari, al mondo, se ne costruiscono davvero poche: conti della serva alla mano, non conviene, anche in tempi di petrolio alle stelle. Su oltre 358 mila Mwe (Megawatt electric) di capacità complessiva mondiale, le nuove centrali in costruzione aggiungerebbero solo 18 mila Mwe. Ottomila di questi vengono però da Cina, India e Corea del Sud, «tigri» asiatiche affamatissime di energia. Gli Stati uniti hanno in costruzione solamente mille megawatt, contro i 100 mila attualmente in esercizio.